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IL
FANTASMA DEL TRACCIOLINO
(Tratto
da "ECO di Roccasecca" per gentile concessione di Gianfranco Molle)
Il Tracciolino e le
Gole del Melfa hanno da sempre rappresentato dei luoghi meravigliosi non
solo per la loro bellezza naturalistica che caratterizza queste zone, ma
anche per la storia ed i misteri che hanno avvolto il fiume Melfa. Gli
anziani dei paesi lambiti dal fiume ricordano bene che questa nostra terra
fu martoriata dal passaggio della Seconda Guerra mondiale, i cui attimi
terribili possiamo oggi riproporli grazie alla memoria dei nostri nonni che
vissero in prima persona quel conflitto. Eppure, nel quadro della tristezza
e paura che solo chi ha vissuto una guerra può descrivere, aleggiano con
aria di leggenda, storie di miti e fantasmi di cui siamo venuti a conoscenza
quasi per caso. La storia che vogliamo raccontarvi è quella di un fantasma
che, secondo la credenza popolare, si aggirerebbe nei pressi del ponte delle
Valli... un fantasma di un soldato tedesco.
Questa storia è
stata trovata, così come la leggerete, su Internet e probabilmente ha
allietato la serata di un gruppo di amici di Roccasecca che, passando per il
Tracciolino, hanno rinfrescato la loro memoria con le storie dei loro avi su
questi luoghi tanto belli quanto misteriosi.
Il
narratore della storia è Ferdinando, al quale è stata tramadata da sua nonna
Concetta. "Il tracciolino è una strada tutta curve che passa attraverso i
monti, collegando due valli, quella di Comino e quella del Liri. Su questa
strada e lungo il fiume Melfa, verso la fine della seconda guerra mondiale,
l'aviazione inglese annientò una colonna tedesca in ritirata, lasciando
cadaveri lungo la strada, come tanti soldatini di piombo. Gli abitanti del
luogo e gli sfollati di altri paesi si appropriarono successivamente degli
stivali di quegli sventurati. Pochi anni dopo, un uomo si trovò a passare
per quei luoghi, con un fucile a tracolla, presumibilmente diretto a caccia
di qualche animale o uccello del posto. Costui, trovatosi in prossimità del
ponte delle Valli, si sentì chiamare da un personaggio che gli chiese se
aveva da accendere una sigaretta. L’uomo, senza far troppo caso all’altro,
accese un fiammifero, ma il tentativo di accendere la sigaretta non ebbe
successo. Allora ritentò e questa volta guardò fisso in viso l’altro. Si
accorse solo allora, con stupore e raccapriccio, che questi era privo degli
occhi, come uno scheletro, ed inoltre era vestito con una lacera uniforme
della Wermacht! Lo spavento fu tale che l’uomo imbracciò il fucile e lo
scaricò sul fantasma, il quale, colpito in pieno, esclamò: "Accise i po’
raccise!", in perfetto dialetto roccaseccano!!! Da qualunque regione tedesca
provenisse il povero milite teutonico, sta di fatto che in quegli ultimi
anni, vagando come spirito tra Roccasecca ed Atina, aveva evidentemente
appreso una nuova lingua o
più probabilmente, la frase in ciociaro proveniva soltanto
dall’interpretazione data da nonna Concetta. Ma noi preferiamo credere alla
prima versione, altrimenti la situazione perderebbe tutto il suo fascino".
Questa storia,
aumenta ancora di più il nostro interesse per quei luoghi meravigliosi che
sono le Gole del Melfa con il Tracciolino. Tante ancora sono le storie che
non aspettano altro che essere tramandate a noi giovani, storie che ormai
stanno perdendo la loro fama nelle popolazioni giovanili. In un mondo in cui
la globalizzazione regna sovrana con tutti i suoi mezzi, sarebbe bello
fermarsi un attimo, magari una sera davanti al fuoco di un camino ad
ascoltare una storia come questa... ci si renderebbe conto che dopo tutto,
corrano i tempi, cambino le generazioni... le storie non perderanno mai il
loro fascino.
Marco Cinelli
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