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Canneto – La sorgente
Il fiume
Melfa nasce dalle pendici
del monte Petroso,
nella verdissima valle di Canneto. Uno scenario
stupendo si offre alla vista quando si giunge in questa valle,
freschissima e abbracciata dalla compagine montuosa dei monti della
Meta. In questa foto si osserva la sorgente del fiume
Melfa, poco distante dal santuario di
Maria SS di Canneto, meta di pellegrinaggi
mariani da ogni parte del basso Lazio. Il santuario sorge sui resti
di un antico tempio pagano dedicato alla dea
Mefite, da cui probabilmente si farebbe derivare il nome del fiume.
Ancora oggi nelle stanze sotterranee del santuario è
possibile osservare resti archeologici ed epigrafi di quel tempio.

Canneto – Il fiume
subito dopo la sorgente
In
questa foto si può osservare il fiume, ancora allo stato torrentizio nei
pressi del sacro suolo di Canneto.
All’orizzonte si scorge il santuario di Maria
SS di Canneto. La tradizione vuole che sia
stata la Vergine stessa a porre la mano sulla roccia da cui sgorga ormai
da secoli acqua limpidissima. Dalla piana, procedendo lungo il sentiero
della valle ci si addentra in boschi verdissimi e si possono osservare
piccole cascatelle che nel tempo hanno
modificato la roccia. Se ne consiglia vivamente la visita
escursionistica. In direzione opposta al sentiero, quindi in direzione
della chiesa si può intraprendere, invece, un altro sentiero che
seguendo la sponda sinistra del Melfa giunge
al laghetto artificiale di Grottacampanaro,
realizzato negli anni 50-60 per mezzo di una diga che sbarra le acque
del fiume, creando un piccolo invaso ancora oggi utilizzato dall’ENEL.
Dopo aver lasciato la
piana di Canneto il fiume giunge e continua
il suo cammino della Valle di Comino, lambendo i paesi di
Picinisco, Atina,
Casalattico e
Casalvieri. Il letto del fiume comincia a farsi ampio, ma
siccitoso allo stesso tempo. Ciò è la conseguenza
del carattere torrentizio del fiume che non ospita molta acqua se non
dopo abbondanti piogge. Ad impoverire la
portata del fiume concorrono anche le numerose irrigazioni dei
campi, il carsismo della zona appenninica
centrale e lo stesso sbarramento artificiale che capta le acque del
fiume quasi alla sorgente, infatti,
da qui buona parte della quantità idrica di cui il Melfa dispone, viene
inviata alla stazione di Colle Chiavico per poi piombare da un'altezza
di 600mt circa verso la centralina idroelettrica dell'Olivella presso
S.Elia Fiume Rapido (FR). Questa deviazione è ancora oggi oggetto di
grande discussione perché contrariamente alle normali gallerie di
sorpasso per sfruttamento idroelettrico, la derivazione di
Grottacampanaro non restituisce l'acqua al suo fiume, bensì la devia in
un altro corso d'acqua... il Fiume Rapido. A ciò si aggiunge il nuovo
sistema di irrigazione a pioggia del Consorzio di miglioramento
fondiario del Melfa, che progetta la captazione residua dell'acqua, per
irrigare l'agro atinese, di Gallinaro, Alvito, Casalattico e Casalvieri.

Ponte romano nei pressi di Casalvieri
Dopo aver lasciato i
territori di Picinisco,
Atina e, dopo aver ricevuto da sinistra il suo affluente
maggiore – Il Rio Mollarino – il Melfa giunge
nel territorio di Casalattico, paese antico
situato su di un colle, da cui si ammira tutta la Valle di Comino con i
suoi caratteristici borghi, molti dei quali su alture (Casalvieri,
Alvito, Montattico).
In prossimità del ponte di Casalattico il Melfa riceve da destra il Rio
Molle.
In prossimità di Casalvieri nella località
Casal delle Mole, il fiume è attraversato da un ponte romano ancora oggi
ben visibile ed in buono stato (foto). Da qui il
Melfa si accinge a lasciare la valle di Comino per iniziare
quello che secondo noi è il suo tratto più bello… le Gole del
Melfa.

Gole del Melfa durante l’Autunno
Eccoci
dunque nelle verdissime Gole del fiume Melfa.
All’esploratore si mostrano come un vero e proprio Canyon scavato nel
corso di millenni dal fiume, quando probabilmente aveva una portata
d’acqua molto maggiore. Non a caso
Strabone
(63 a.C. - 19
d.C.),
lo aveva descritto
“grande fiume”
(mègas
potamòs). Molto probabilmente si riferiva ad
una descrizione del fiume nei pressi di Roccasecca,
dove il letto fluviale assume la sua grandezza maggiore. Ma le Gole del
Melfa sono davvero di uno splendore unico e
se ne consiglia vivamente la loro visita per lo splendore naturalistico
che da poco gli ha fatto conseguire il titolo di Area
Wilderness. L’aspetto geologico, floreale e
faunistico è davvero molto variegato e la
biodiversità del luogo è davvero radicata in
tutta l’estensione delle Gole. Si parte da
Casalvieri (seguendo il naturale corso del fiume) e si entra
nelle gole dopo aver attraversato le frazioni di Plauto – Vitello,
dopodichè… verde nient’altro che verde natura! Appena a 1km dall’imbocco
della strada che costeggia il fiume, detta
Tracciolino, sulla sinistra è possibile scendere fino al letto
del fiume per ammirarne la limpidezza e la freschezza dell’acqua

Canoa sul Melfa
Nel percorso che ci
porterà a Roccasecca, lungo il
Tracciolino, possiamo ammirare sulla destra
rocce particolarmente adatte agli amanti del free
climbing, che puntualmente si radunano qui per interessanti scalate. Va,
infatti, considerato che il Tracciolino col
fiume Melfa rappresenta un luogo ben
frequentato da sportivi. Percorso amato dai
cicloamatori, luogo ideale per free
climbing, ricerca del tartufo, ma soprattutto, nel periodo invernale –
quando il fiume abbonda d’acqua – molti sono gli appassionati della
canoa che si radunano per sfidare le rapide del
Melfa. Abitualmente l’imbarco avviene all’inizio delle gole,
presso Casalvieri, fino ad arrivare al ponte
delle Valli.

Ruscelli affluenti del Melfa
Lungo il Tracciolino si
possono ammirare ruscelli e cascatelle che
raccolgono l’acqua dai monti vicini per alimentare il
Melfa. Nel pieno rispetto delle
caratteristiche torrenziali, questi ruscelli ospitano acqua solo dopo
abbondati e prolungate piogge. È comunque logico ritenere che fossero
ben più copiosi in passato avendo eroso e levigato le rocce. Molto
suggestivi sono il rio Vallecontieri, la
Pietraia e le Tomelle, che formano cascate
molto suggestive dalle esotiche caratteristiche. Su questi ruscelli si
innalzano le montagne con flora altamente diversificata. Le gole sono
ricche di faggi e
leccete
(Quercus ilex)
in prevalenza. Se ne consiglia una visita soprattutto nel periodo
autunnale quando i colori si diversificano offrendo uno scenario
floreale unico. Anche la Fauna delle gole è molto diversificata. Vi si
osservano frequentemente
il Corvo imperiale, il
Gheppio (Falcus
tinnunculus), il Pellegrino ( Falcus
peregrinus), la Poiana (Buteo
buteo).

Il ponte della Valle
Sempre attraversando
le gole si passa presto dal versante destro a quello sinistro del fiume
passando sul ponte della Valle, il ponte più grande tra tutti quelli del
Tracciolino. Sulla sinistra parte un
sentiero che porta agevolmente il turista sul letto del
Melfa, si osserva anche il deposito di
legname che proviene direttamente dagli altipiani delle
Iannole a dorso di muli. Una suggestiva
immagine del ponte con il fiume che vi passa sotto a slalom è possibile
dalla strada immediatamente precedente al ponte che porta all’antico
paese di Santopadre. Si consiglia la
passeggiata a piedi sul ponte che offre lo scenario del fiume
sottostante in colori varigati durante le
condizioni atmosferiche ideali.

Il muraglione dello Spirito Santo
Dal ponte delle Valli
la strada ora costeggia la riva sinistra del Melfa.
Siamo quasi giunti a Roccasecca, città
natale di San Tommaso d’Aquino e di altri
illustri personaggi come Severino Gazelloni
e Franco Fava. Prima però di lasciare la sponda del fiume, dal
Tracciolino si può osservare l’eremo dello
Spirito Santo, antica chiesetta medievale e meta di pellegrinaggi e gite
escursionistiche. Da qui si può ammirare tutta la valle del
Liri, il Tracciolino
con una buona parte delle gole del Melfa.
Obbligatoria è la fermata lungo la strada per ammirare quella che forse
è la più bella caratteristica delle gole: la cascata del muraglione. Il
fiume, prima di giungere nel territorio di
Roccasecca, si getta in una cascata, di 6 metri circa, dal fascino
davvero unico soprattutto nei periodi di maggior portata d’acqua. Il
muraglione è facilmente visibile anche lungo il sentiero che conduce
all’eremo dello Spirito Santo.

Il ponte dello Spirito Santo
Il
Melfa, giunto ormai a
Roccasecca, assume adesso un percorso
meno tortuoso e più siccitoso perché già enormemente emunto da
inghiottitoi naturali. Nella località Torretta il fiume è attraversato da un
antico ponte romano, che alcuni chiamano
Ponte Vecchio, altri semplicemente Ponte dello Spirito Santo, poiché
infatti da qui, seguendo il sentiero sulla destra si giunge all’eremo
già citato. In queste terre roccaseccane il fiume è
quasi sempre povero d’acqua, risentendo infatti del fenomeno
carsico nelle gole e del suo stesso carattere torrentizio.
A detta degli antichi, il fiume doveva forse avere
una portata davvero elevata che viene giustificata dall’ampiezza del
letto della località Scolpeto. Di
interesse archeologico sono i resti del ponte
romano che attraversava il Melfa dove ora lo
stesso è attraversato dall’autostrada del sole. Alcuni scavi inoltre
hanno portato alla luce, lungo la riva del fiume proprio nella zona di
San Vito sul Melfa, dei resti che a detta
degli esperti farebbero pensare ad un sistema
di moli da porto, probabilmente di epoca romana. E’ l’ultimo tratto del
fiume, quello appena descritto, da qui infatti manca
poco all’incontro del Melfa con il
fiume Liri, che ne raccoglierà le acque per
condurle al Mar Tirreno nei pressi di Minturno,
dopo essersi unito al fiume Gari per formare
il celebre fiume Garigliano.
Marco Cinelli |
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